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Crisi del modello olandese
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Malgrado la buona situazione economica, il bassissimo tasso di disoccupazione (sceso tra il 1998 e il 2001 dal 4,3 al 2,6%) e l’avanzato sistema sociale, verso la fine degli anni Novanta il “modello olandese” iniziò a manifestare i segni di una profonda crisi. Gli effetti sulla società olandese del forte trauma provocato dal “caso Srebrenica” andarono infatti a sommarsi a quelli causati da una serie di scandali finanziari e a quelli dovuti all’insorgere di sentimenti razzisti e xenofobi, che ebbero a Rotterdam la prima eclatante manifestazione. Nella seconda città del paese, governata da decenni dai laburisti, nelle elezioni amministrative del marzo 2002 si affermò, con il 33% dei voti, una nuova formazione populista e xenofoba (Leefbar Rotterdam, “Rotterdam vivibile”), guidata da un intellettuale di un certa fama, Pim Fortuyn. Incassato il successo di Rotterdam, Fortuyn si preparò ad affrontare il voto politico nazionale del successivo maggio, creando dal nulla una nuova formazione: la Lista Pim Fortuyn (Lijst Pim Fortuyn).

La campagna elettorale olandese si rivelò insolitamente aspra e il nuovo partito venne ripetutamente accusato di strumentalizzare i problemi legati all’immigrazione e di favorire la diffusione di sentimenti xenofobi e razzisti. In un rovente clima politico, il 6 maggio, a pochi giorni dalle elezioni, Fortuyn fu colpito da diversi colpi di pistola esplosi da uno squilibrato e vano fu ogni tentativo di soccorrerlo.

Le elezioni – che il governo, per evitare ulteriori tensioni, decise di far svolgere regolarmente alla data prefissata – registrarono il successo del Partito cristiano-democratico (28%), ma anche la forte affermazione postuma di Fortuyn, la cui formazione si aggiudicò, con il 17% dei voti, il secondo posto; il Partito laburista vide dimezzati i propri voti e con il 15,1% giunse solo al quarto posto.

Dopo difficili trattative e nuove polemiche, il Partito cristiano-democratico costituì il nuovo governo con la Lista Pim Fortuyn e il Partito popolare per la libertà e la democrazia (VVD), affidandone la guida a Jan Peter Balkenende. Tuttavia, a causa dei forti dissidi interni e della litigiosità dei membri della Lista Fortuyn, il governo durò solo tre mesi; il 16 ottobre il premier Balkenende rassegnò le dimissioni, chiamando il paese a nuove elezioni. Nelle elezioni anticipate del gennaio 2003 il Partito cristiano-democratico si riconfermò al primo posto, ottenendo il 28,6% dei suffragi e 44 seggi alla Camera dei rappresentanti. Compiendo una notevole rimonta, il Partito laburista conquistò il secondo posto. La Lista Pim Fortuyn perse invece la gran parte dei consensi, ottenendo solo il 5,7% dei voti e 8 seggi. Costituito un nuovo governo con i conservatori del VVD e i liberali del Demokraten 66, in marzo Balkenende si schierò con gli Stati Uniti nell’offensiva militare contro l’Iraq.

Coffee shop nei Paesi Bassi
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L’appoggio dato agli Stati Uniti e i severi provvedimenti presi da Balkenende in materia economica, sociale e di immigrazione destarono polemiche e preoccupazioni, anche all’interno dello stesso governo e della Chiesa olandese. Nell’ottobre 2004 si svolse ad Amsterdam una foltissima manifestazione contro i tagli alla spesa sociale. A novembre il paese venne scosso da una nuova tragedia: il regista Theo van Gogh, autore di un controverso film sulla condizione della donna nel mondo islamico, fu ucciso per strada da un giovane di origine marocchina.

Le forti tensioni sociali e il diffuso malcontento nei confronti dell’operato del governo si rifletterono nel giugno 2005 sul referendum per l’approvazione della Costituzione europea, respinta anche in Olanda a pochi giorni dalla bocciatura francese.

"Paesi Bassi," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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