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Storia canadese : la costruzione della nazione (1867-1929)
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In base al censimento del 1871, la popolazione del dominion era di 3,7 milioni di abitanti, di cui circa un milione francesi, 850.000 irlandesi e più di un milione tra inglesi e scozzesi. Tre quarti circa della popolazione viveva nelle campagne. Le uniche grandi città erano Montreal, Québec e Toronto. L’agricoltura costituiva il settore trainante dell’economia. John Alexander Macdonald, eletto primo ministro nel 1867, estese il dominio del Canada a nord e a ovest con varie acquisizioni: la Terra di Rupert, i Territori del Nord-Ovest, la Columbia Britannica e l’isola Principe Edoardo nel 1873. Il governo stabilì inoltre alcune imposte sulle importazioni per incoraggiare l’industria e favorire la colonizzazione delle praterie, incentivata dal completamento, nel 1885, della Canadian Pacific Railway. Nei territori dell’Ovest i nativi furono costretti a trasferirsi nelle riserve, mentre nelle aree orientali le città e le industrie crebbero rapidamente, formando una nuova classe lavoratrice urbana.

Nel 1891 la morte di Macdonald lasciò i conservatori senza leader e le elezioni del 1896 furono vinte dai liberali, sotto la guida del franco-canadese Wilfrid Laurier, che seguì la politica del suo predecessore. L’applicazione di tariffe doganali favorì una rapida espansione industriale; ampie zone della prateria furono colonizzate; due nuove ferrovie transcontinentali furono costruite, mentre giacimenti di oro, argento e altri minerali furono scoperti nell’Ontario e nel Québec.

Mentre l’economia nazionale traeva notevoli benefici dalla politica di Laurier, nel paese si accentuarono i contrasti sociali. Le condizioni miserevoli dei quartieri poveri richiedevano interventi immediati da parte del governo e i movimenti in difesa dei diritti delle donne reclamavano il diritto di voto e la completa eguaglianza politica, giuridica e sociale.

L’arrivo di circa 600.000 “nuovi canadesi” emigrati dall’Europa centrale e meridionale, molti dei quali di origine slava, aggravò i problemi fra le diverse etnie. I canadesi francofoni, contrari all’applicazione del sistema educativo inglese nella provincia di Manitoba (1890), ripresero le mobilitazioni in favore dell’autonomia. Robert Laird Borden, nuovo primo ministro conservatore, fu l’artefice delle riforme richieste, ma il suo governo dovette affrontare i problemi economici e sociali causati dalla prima guerra mondiale.

Gli anni Venti segnarono invece un periodo di miglioramento, principalmente nelle aree urbane, grazie a un rinnovato sviluppo industriale. Nel 1918 fu esteso il diritto di voto alle donne. "Canada" Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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