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La campagna per le elezioni legislative, contrassegnata da uno stillicidio di violenze e di sequestri di persona, si concluse il 10 marzo 2002 con la vittoria del Partito liberale. Nelle successive presidenziali di maggio, presentando una sua personale lista, Alvaro Uribe Vélez prevalse al primo turno con il 53% dei voti sul candidato liberale Horacio Serpa. Ad agosto, nel giorno stesso del suo giuramento, un attentato attribuito alle FARC provocò la morte di 21 persone a Bogotà. Pochi giorni dopo Uribe proclamò lo stato d’emergenza.

 

Fautore di una strategia (denominata della “sicurezza democratica”) intesa a muovere una lotta senza quartiere alla guerriglia e al narcotraffico, Uribe ottenne il sostegno dell’oligarchia e dell’esercito, oltre a quello degli Stati Uniti, che rilanciarono il “plan Colombia” con consistenti finanziamenti. Nei fatti, Uribe concentrò la sua offensiva soprattutto contro la guerriglia delle FARC, che non riuscì a sradicare ma di cui limitò l’azione grazie a un imponente dispiegamento di forze dell’esercito e della polizia. Si mostrò invece indulgente nei confronti degli “squadroni della morte” dell’AUC, con i quali avviò una trattativa nel 2004 ottenendone l’avvio della smobilitazione in cambio di una sostanziale impunità. Controversi furono anche i risultati ottenuti sul fronte del narcotraffico, che continuò a godere della protezione di ambienti politici e militari.

Sul piano economico, Uribe adottò una politica decisamente neoliberista, suscitando una diffusa protesta che nel 2003 culminò nel rifiuto, sancito da un referendum, dei provvedimenti proposti dal governo.

Il nuovo clima internazionale creato dall’offensiva contro il terrorismo lanciata dagli Stati Uniti dopo l’11 settembre 2001 e un miglioramento, per quanto parziale, delle condizioni di sicurezza nel paese, fecero guadagnare a Uribe un crescente sostegno, grazie al quale nel 2004 riuscì a ottenere dal Parlamento una modifica costituzionale per concorrere per un secondo mandato presidenziale; il provvedimento, che suscitò vivaci quanto vane proteste, venne approvato dalla Corte costituzionale nell’autunno del 2005.

Nelle elezioni legislative del 12 marzo 2006, il Partito liberale si piazza al primo posto, conquistando il 19% dei voti e 36 dei 163 seggi della Camera dei rappresentanti. Conquista il secondo posto (con il 16,7% dei voti e 29 seggi) il Partito sociale di unità nazionale vicino al presidente Alvaro Uribe, che supera il Partito conservatore (15,8% e 30 seggi).

Alvaro Uribe Vélez
Alvaro Uribe Vélez. Encarta
Nelle presidenziali del 28 maggio Uribe riconquista al primo turno la presidenza del paese con il 62% dei voti. Entrambe le prove elettorali si contraddistinguono per l’elevato astensionismo, che supera il 50%. "Colombia," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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