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Brasile oggi
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Le elezioni presidenziali dell’ottobre 2002 impressero una radicale svolta alla vita politica brasiliana. Luis Inácio da Silva detto “Lula”, il leader del Partito dei lavoratori, conquistò, dopo tre tentativi falliti nel 1989, 1993 e 1998, la presidenza del Brasile, portando le sinistre per la prima volta al governo. La vittoria delle sinistre suscitò grandi speranze di cambiamento nella popolazione brasiliana, destinate in parte a essere deluse a causa della critica situazione economica in cui versava il paese. Costretto a ricorrere al sostegno di altri partiti per raggiungere la maggioranza nel Parlamento brasiliano, e condizionato dal forte debito pubblico, Lula perseguì a sua volta una politica di rigore, comprimendo la spesa sociale. Nel suo primo anno di mandato lanciò tuttavia un programma denominato “fame zero”, rivolto ad alleviare le condizioni delle fasce sociali più disagiate. Adottò poi misure, anche se di portata limitata, per affrontare gli enormi problemi legati alla crisi degli alloggi, alla sanità, all’educazione, ottenendo importanti risultati nella lotta contro l’AIDS e la mortalità infantile.

 

Il Brasile di Lula fu attivissimo sulla scena internazionale, ponendosi alla testa dei paesi in via di sviluppo nella critica all’egemonia dei paesi più industrializzati.

Il Brasile si oppose infatti, rafforzando l’intesa del Mercosur, alle strategie economiche messe in atto dagli Stati Uniti sul continente, rivendicando regole più favorevoli ai paesi più poveri nell’ambito dell’Organizzazione mondiale per il commercio.

Il governo non avviò invece la riforma agraria attesa dai contadini e dal movimento dei “sem terra”, la cui protesta riesplose nel 2004 con una massiccia ondata di occupazioni di terre. Nelle elezioni amministrative dell’ottobre dello stesso anno il partito di Lula accrebbe il suo radicamento nel paese, perdendo però clamorosamente due centri quali São Paulo e Porto Alegre, la città diventata famosa nel mondo per il suo esperimento di “bilancio partecipato”.

Nel giugno del 2005 lo scoppio dello scandalo detto del mensalão (cioè il “mensile”, con riferimento alla tangente versata ai deputati dell’opposizione per ottenerne i voti), provocò una grave crisi politica e le dimissioni di diversi esponenti di primo piano del governo e del partito di Lula. Critiche giunsero al presidente anche per l’assenza di misure adeguate contro la criminalità e il problema della sicurezza ebbe un gran peso nella sconfitta del referendum dell’ottobre 2005 per la limitazione della vendita delle armi da fuoco.

Le elezioni presidenziali dell’ottobre 2006 vedono la conferma di Lula (Luis Inácio da Silva) alla presidenza del Brasile. Sfiorata la vittoria già al primo turno, Lula si impone sull’avversario Geraldo Alckmin del Partito socialdemocratico al secondo turno, ottenendo il 61% dei voti. "Brasile" Encarta

Presidente Lula in Brasile
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