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Arte britannica : il barocco
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Nicholas Hawksmoor e John Vanbrugh, i due maggiori architetti barocchi, collaborarono alla costruzione di Blenheim Palace (cominciato nel 1705), il più grandioso e fantasmagorico degli edifici di campagna inglesi. Lo stile detto “Regina Anna”, proveniente dalle Fiandre, fiorì tra 1660 e il 1720 e si caratterizzò invece per una struttura semplice e lineare, in mattoni rossi, dal caldo sapore domestico.

Una corrente importante fu il palladianesimo, legato all’opera di Andrea Palladio, mediata attraverso Inigo Jones. Lo stile ebbe un’enorme diffusione e si impose, specie nelle tipologie civili, tra il 1715 e il 1760. Si basava su una sostanziale regolarità delle forme e sulla correttezza nel dettaglio, su una sobrietà degli alzati e una classicità complessiva in netto contrasto con il barocco insulare, di tipo decisamente fiammeggiante. Fu estesamente adottato dall’aristocrazia Whig, che considerava lo stile barocco troppo legato alla Chiesa cattolica.

 

Pittura
Durante l’epoca di Giacomo I l’interesse per il collezionismo e la committenza di opere d’arte furono legati al circolo di appassionati detto “Whitehall Group”, che si pregiava della presenza del principe Enrico e di sua moglie Anna di Danimarca e di altri importanti collezionisti, come il duca di Buckingham e il conte di Somerset.

La ritrattistica inglese venne letteralmente stravolta dalla presenza a Londra, nel 1632, di Antonie van Dyck. Le sue straordinarie capacità di pittore e l’abilità che mostrò nei rapporti con gli aristocratici committenti fecero di lui il maggiore artista e ritrattista alla corte di Carlo I, grazie al quale aprì un grande atelier e assunse numerosi assistenti. Il suo stile rapido e brillante, tecnicamente fluido e scintillante, era basato sulla conoscenza di Veronese, Tiziano e Rubens, del quale era stato assistente ad Anversa: questo stile elegante e perfettamente rispondente alle attese del re ne caratterizza i due grandi Ritratti a cavallo (National Gallery, Londra e Louvre, Parigi), che incarnano l’essenza e trasmettono l’immagine grandiosa della monarchia stessa. Ma gli ideali artistici di Carlo I furono interpretati alla perfezione dalla pittura di Rubens, che dipinse in uno stile sontuoso le tele per il soffitto della Banqueting House alla Whitehall, a Londra.

Il programma iconografico fu messo a punto da Rubens e dal re in persona nel 1629: la potenza e la magnificenza della dinastia Stuart, il suo ruolo e i benefici derivati dal suo regno sono posti enfaticamente in evidenza da uno stile neoveneto. Il soffitto rappresenta il punto culminante dell’ambiente creato da Inigo Jones e costituisce allo stesso tempo il vertice della pittura barocca in Inghilterra.

Il collasso della corte, la partenza del re da Londra nel 1642, la guerra civile e la dispersione della grande collezione di Carlo I marcarono drammaticamente la fine di un’epoca. L’eroe della nuova stagione fu Peter Lely, giunto in Inghilterra all’inizio degli anni Quaranta. Nella ritrattistica si rifece a Van Dyck ma se ne distinse per un uso assai individuale del colore e per una superficie riccamente lavorata che caratterizza anche il suo stile maturo. Con la restaurazione della monarchia nel 1661, divenne il pittore di corte di Carlo II e fu senza rivali per vent’anni. La sua pittura è ben rappresentata dalle Bellezze di Windsor (Hampton Court), una serie di ritratti femminili dipinti per la duchessa di York, connotati da uno stile ricco e dall’aria provocante dei soggetti, che sono i tratti più tipici della pittura di Lely.

Legato alla decorazione di sapore barocco fu l’italiano Antonio Verrio al quale si devono tutti i maggiori insiemi decorativi creati in Inghilterra nella seconda metà del secolo, compresi molti ambienti del castello di Windsor. Va ricordato infine che in epoca Stuart nacque in Inghilterra la pittura di paesaggio, inizialmente come sviluppo di immagini di carattere topografico create da artisti fiamminghi.

"Arte britannica," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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Cattedrale di Saint Paul, Londra: interno
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