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Arte islamica : arti decorative
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Le prescrizioni islamiche relative ai soggetti di cui è ammessa la raffigurazione artistica sono contenute negli hadith, e ricordano le regole dell'iconoclastia sviluppatasi nell'VIII secolo nell'impero bizantino.

Benché venissero strettamente osservate nella realizzazione dei manufatti inerenti al culto (arredi per le moschee, tappeti da preghiera, decorazione del Corano), tali limitazioni non ebbero sempre applicazione nelle arti decorative secolari.

 

Ad esempio, le pareti del palazzo di Mshatta, sorto nel deserto siriano agli inizi dell'VIII secolo, presentano una netta distinzione tra la decorazione degli spazi religiosi e di quelli profani. I motivi che ornano la moschea sono astratti, mentre in altre parti del complesso sono raffigurati animali reali e fantastici.

Tuttavia, anche nei rari casi in cui venivano rappresentati uomini e animali, la funzione di queste figure doveva essere meramente decorativa; di conseguenza, a differenza dell'arte europea, quella islamica non ebbe mai grande interesse per lo studio dell'anatomia e della prospettiva, conoscenze necessarie a una rappresentazione realistica ed espressiva. Nacque e si affermò quindi un linguaggio ornamentale ispirato alle forme geometriche, ai caratteri dell'alfabeto arabo e alle forme vegetali, dalla cui stilizzazione derivarono i cosiddetti arabeschi.

Altro dettame degli hadith, che esercitò notevole influsso sullo sviluppo dell'arte islamica, fu il bando dei materiali preziosi. Per questo motivo, se in altre culture artistiche prevale l'impiego di oro, argento e gemme, le arti decorative musulmane si concentrano perlopiù sulla lavorazione di bronzo e ceramica, e sull'intaglio di legno e avorio.

"Arte islamica" Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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