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Storia dell'Argentina : Argentina negli anni 50
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Il governo Lonardi cadde in meno di due mesi, vittima a sua volta di un colpo di stato guidato dal generale maggiore Pedro Eugenio Aramburu. Motivo ufficiale del golpe fu la riluttanza di Lonardi a reprimere il peronismo, specialmente tra le file dell’esercito e della classe lavoratrice. Aramburu abrogò la Costituzione del 1949 ristabilendo quella liberale del 1853, che proibiva la rielezione del presidente.

Un tentativo di rivolta peronista fu annientato nel giugno del 1956, con migliaia di arresti e l’esecuzione di 38 simpatizzanti dell’ex presidente in esilio.

Le votazioni per l’elezione di un’assemblea costituente ebbero luogo in luglio: il Partito radicale del moderato Ricardo Balbín ebbe la maggioranza dei consensi, seguito dal Partito radicale intransigente di Arturo Frondizi. I peronisti, messi al bando come partito, votarono scheda bianca.

L’assemblea costituente inaugurata a Santa Fe nel mese di settembre adottò nuovamente la Costituzione del 1853, dopo il ritiro dai lavori dei radicali intransigenti. Le successive elezioni presidenziali del febbraio 1958 furono vinte da Frondizi, sorretto anche da peronisti e comunisti, mentre i radicali intransigenti si assicurarono la maggioranza dei seggi in Parlamento.

Nonostante le agitazioni sindacali e il continuo aumento del costo della vita, un certo grado di stabilità interna, sia sociale che economica, fu raggiunto nei mesi successivi anche grazie al ricorso a ingenti prestiti internazionali (tra i quali spicca quello di oltre un miliardo di dollari ottenuto nel 1960 dagli Stati Uniti). La popolarità di Frondizi calò tuttavia notevolmente, come mostrò, nelle elezioni del marzo 1962, il 35% dei consensi raccolti dai peronisti, nuovamente ammessi alla corsa elettorale. Nonostante proibisse a cinque esponenti peronisti di assumere l’incarico di governatore provinciale conquistato elettoralmente, il presidente fu destituito dai vertici delle forze armate, che lo accusarono di scarsa fermezza contro il movimento peronista. A succedergli fu chiamato il presidente del Senato José María Guido, che però lasciò il potere di fatto ai militari.

Lonardi
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Peronisti e comunisti furono nuovamente esclusi dalle elezioni presidenziali del luglio 1963, che portarono alla nomina del candidato moderato Arturo Illía. Questi annunciò un programma di ricostruzione nazionale e di regolazione degli investimenti stranieri: l’introduzione di minimi salariali, di scarsi controlli governativi su prezzi e beni, nonché la regolamentazione delle agitazioni sindacali. "Argentina" Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2008
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