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Aree protette in Italia
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Tra le aree protette presenti in Italia, definite con la legge n. 394/91, vi sono i parchi nazionali, i parchi regionali e interregionali, le riserve naturali e le zone umide. Con la legge n. 394/91 viene superato il concetto di parco come zona vincolata che limita le normali e tradizionali attività degli abitanti, mentre viene affermata la capacità di queste zone protette di rilanciare il turismo, recuperare i centri abitati, incrementare l’economia in armonia con la tutela del patrimonio naturalistico. La percentuale di territorio protetto (12,5% nel 2007) resta però ancora piuttosto bassa.

I parchi nazionali storici italiani, creati tra il 1922 e il 1968, sono: il Parco nazionale del Gran Paradiso, il Parco nazionale d’Abruzzo, il Parco nazionale del Circeo, il Parco nazionale dello Stelvio e il Parco nazionale della Calabria.

 

Dopo il 1998, con le leggi n. 67/88, 305/89 e 394/91, sono stati istituiti: il Parco nazionale dei Monti Sibillini, il Parco nazionale del Pollino (ripartito tra Basilicata e Calabria), il Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi (nel Veneto), il Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi (nell’Emilia-Romagna), il Parco nazionale dell’Aspromonte (in Calabria), il Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano (in Campania), il Parco nazionale del Gargano, il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga (ripartito tra Abruzzo, Lazio e Marche), il Parco nazionale della Maiella (in Abruzzo), il Parco nazionale della Val Grande (in Piemonte), il Parco nazionale del Vesuvio, il Parco nazionale della Maddalena, il Parco nazionale dell’Asinara e il Parco nazionale delle Cinque Terre.

A partire dal 1970 sono stati istituiti numerosi parchi, qualificati come “regionali”, per tutelare alcuni ambienti ancora relativamente intatti. Il D.P.R. n. 616/77 ha consentito il trasferimento delle competenze in materia di aree protette dallo stato alle regioni, con la conseguente istituzione, da parte delle stesse, dei parchi naturali. Le aree protette regionali coprono una superficie di più di un milione di ettari; a seguito dell’approvazione della legge n. 142/90, sul decentramento delle competenze, anche le province hanno creato proprie aree protette.

Tra queste aree naturali locali si ricordano il Parco della Valle del Ticino (condiviso da Lombardia e Piemonte), il Parco delle Groane e quello dell’Adda Sud (in Lombardia), di Portofino (in Liguria), il Parco dell’Adamello-Brenta e dello Sciliar (nel Trentino-Alto Adige), il Parco della Maremma, delle Alpi Apuane; di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli (in Toscana), dell’Etna, delle Madonie (in Sicilia);

il parco dell’Alpe Veglia (in Piemonte), i parchi della Lessinia e dei colli Euganei (nel Veneto); il parco dei Gessi Bolognesi (in Emilia-Romagna); il Parco del monte Conero (nelle Marche); il Parco del monte Subasio (in Umbria); il Parco delle Dolomiti Friulane (nel Friuli-Venezia Giulia); il Parco delle Piccole Dolomiti Lucane (in Basilicata).

Al fine di proteggere gli habitat di specie animali e vegetali minacciate di estinzione e di difendere il patrimonio genetico, nel 1976 sono state definite le riserve biogenetiche, ossia zone protette caratterizzate da uno o più habitat, biocenosi o ecosistemi tipici, rari o in pericolo. Le riserve naturali biogenetiche in Italia sono 43: numerose sono quelle istituite in Toscana e in Calabria; in Toscana comprendono i boschi da seme (le cui piante, cioè, si sono sviluppate direttamente da semi, e non sono state prodotte con l’uso di talee o con altri metodi di riproduzione asessuale) e arboreti sperimentali di abete bianco, faggio e pino domestico. Le riserve biogenetiche calabresi rappresentano ambienti interessanti per la fauna, che annovera tra gli altri animali il lupo, il capriolo, e numerosi uccelli stanziali e migratori.

Oltre ai parchi, vi sono diverse altre zone soggette a tutela, tra cui le riserve naturali; queste ultime sono gestite in parte dallo stato, in parte dalle regioni e in parte da alcune associazioni ambientaliste, come il

Manarola Cinque Terre in Italia
Manarola Cinque Terre in Italia. Encarta
WWF (Fondo mondiale per la natura) e il FAI (Fondo per l’ambiente italiano). Il Ministero dell’Ambiente ha designato nell’aprile del 1983 la Riserva orientata Biviere di Gela, in Sicilia, e, nel febbraio 1989, la Riserva naturale Valle Averto, in Veneto, quali zone umide di importanza internazionale. Altre zone umide di rilievo sono il Delta del Po, oltre agli stagni di Molentargius e di Cabras (in Sardegna).
Tra le principali riserve naturali e oasi che tutelano la natura italiana e che svolgono importanti funzioni di educazione ambientale, si ricordano: la Riserva di Laghestel di Piné (in Veneto); l’Oasi faunistica di Marano Lagunare (in Friuli-Veneto); la Riserva faunistica di Bolgheri e quella di Orbetello, la foresta dell’Abetone (in Toscana); la Riserva della grotta di Frasassi (nelle Marche); l’Oasi biologica di Ninfa (in Lazio); la Riserva della biosfera di Collemuccio e Montedimezzo (in Molise); le riserve delle Saline di Margherita di Savoia e delle Murge orientali, il bosco di Tricase (in Puglia); l’Oasi di protezione dell’isola disabitata di Vivara (in Campania); la Riserva della foce del fiume Neto (in Calabria); la Riserva dello Zingaro, l’Oasi del fiume Simeto, la foresta demaniale della Ficuzza-Rocca Busambra (in Sicilia); le riserve dell’isola di Caprera e di Capo Caccia (in Sardegna). "Italia" Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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