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Michelangelo Buonarroti : gli anni della maturita
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Dopo la morte di Giulio II, tra il 1513 e il 1515 Michelangelo scolpì per la tomba del papa le figure del Prigione ribelle e del Prigione morente (Louvre, Parigi) e il Mosè: rappresentazioni del tormento interiore dell’uomo, della stanchezza, della coscienza della fine. Il Prigione ribelle, incompiuto, esemplifica bene come Michelangelo lavorasse il marmo: “per forza di levare”, come diceva l’artista stesso, cioè attaccando il blocco frontalmente e togliendo con lo scalpello la materia poco a poco, finché non emergeva la figura.

Nel 1516, per volere di Leone X, Michelangelo iniziò a Firenze il progetto della facciata di San Lorenzo (mai realizzata) e nel 1519 i lavori della Sagrestia Nuova, o Cappella Medici: opere che mostrano come, nella sua visione, l’architettura e la scultura si integrassero l’una nell’altra. Nella cappella, la cupola luminosa, l’abbandono degli ordini classici e la disposizione simmetrica delle porte e delle tombe di Giuliano e Lorenzo de’ Medici (sulle quali trionfano, simbolo dello scorrere inarrestabile del tempo, le immagini del Giorno e della Notte, dell’Aurora e del Crepuscolo) riflettono perfettamente lo spirito innovativo di Michelangelo architetto.

 

Dopo il Sacco di Roma da parte dei mercenari di Carlo V, Firenze fu posta sotto assedio dall’esercito imperiale e da quello del papa. I Medici erano alle porte. Michelangelo progettò nuove fortificazioni e partecipò attivamente alla difesa della città fino alla capitolazione. Perdonato da papa Clemente VII per avere appoggiato il governo repubblicano, riprese i lavori della Sagrestia Nuova. Ma ormai a Firenze si sentiva a disagio e nel 1534 si recò definitivamente a Roma dove, morto il papa Medici, compì per Paolo III Farnese l’opera della piena maturità, il Giudizio Universale della Cappella Sistina.

L’affresco della Cappella Sistina riconosce le sue fonti nella Bibbia e nella costruzione immaginifica di Dante, ma deve la sua ispirazione più profonda alla concezione religiosa di Michelangelo, guidato da chi, come l’amica Vittoria Colonna, si batteva per una riforma spirituale della Chiesa.

L’iconografia tradizionale del Giudizio è stravolta, il linguaggio razionale e ordinato proprio del Rinascimento è abbandonato. La composizione è dominata dalla figura possente di Cristo Giudice, circondata dalle schiere degli eletti e dei dannati che fluttuano nello spazio obbedendo al gesto divino: i beati ascendono, i dannati precipitano. Sulla pelle di san Bartolomeo si riconosce il ritratto deforme di Michelangelo.

"Michelangelo Buonarroti," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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Michelangelo: Mosè
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