Fotografie per taccuino fotografico
Storia dell'Italia : Allargamento del suffragio 1912
Immagini Messico

Un’importante trasformazione politica fu sancita dalla legge elettorale approvata dal Parlamento nel 1912, che introdusse il suffragio maschile quasi universale: tutti i maschi sopra i trent’anni potevano votare; sotto i trent’anni occorreva avere prestato il servizio militare, oppure disporre di un determinato reddito, oppure svolgere una professione statale. Gli italiani con diritto al voto passarono così dal 9,5% al 24,5%. Si trattava di una significativa estensione della base sociale dello stato liberale. La legge prevedeva il sistema uninominale a doppio turno. In quella occasione si stipulò un accordo tra Giolitti e i cattolici, conosciuto come patto Gentiloni, dal nome del deputato che lo propose. In base a esso i cattolici assicuravano il loro voto ai candidati liberali che si fossero impegnati su due questioni che stavano a cuore alla Chiesa: l’opposizione a ogni legge sul divorzio e l’introduzione dell’insegnamento della religione nelle scuole elementari.

In politica estera l’Italia, pur non rinnegando la Triplice Alleanza, patto difensivo siglato nel 1882 con l’Austria e la Germania, si riavvicinò alla Francia, con cui venne firmato un accordo coloniale (1902): l’Italia riconosceva ai francesi libertà di intervento in Marocco, in cambio di un analogo atteggiamento francese verso le pretese italiane sulla Libia, una grande area non ancora colonizzata dagli europei. Allorché l’Austria procedette all’annessione della Bosnia-Erzegovina (1908) ci fu una ripresa in Italia dello spirito antiaustriaco che aveva animato il Risorgimento e che ora propugnava l’acquisizione del Trentino e della Venezia Giulia, territori a maggioranza italiana, ma appartenenti all’impero austriaco.

Al tempo stesso crescevano le attese per una presenza italiana nella spartizione coloniale, alimentate da una crescente cultura nazionalistica. Alle pressioni dei nazionalisti Giolitti offrì una risposta inviando una spedizione militare in Libia (1911): ne scaturì la guerra italo-turca che si concluse nel 1912 con la vittoria dell’Italia. Nel trattato di pace fu riconosciuta la sovranità italiana sulla Libia, su Rodi e altre isole del Dodecaneso, occupate nel corso del conflitto.

Le elezioni del 1913, che videro l’avanzata delle opposizioni, sia dei socialisti sia dei clerico-moderati, e la crisi economica che cominciò a farsi sentire privarono Giolitti della base parlamentare e sociale. Per questo si dimise dal governo e fu sostituito dal conservatore Antonio Salandra. Il nuovo gabinetto represse le agitazioni antimilitaristiche del giugno di quell’anno, che presero una dimensione insurrezionale nelle Marche e in Romagna (la cosiddetta “settimana rossa”, 7-14 giugno 1914).

Al diffuso sentimento neutralista il governo rispose favorendo l’organizzazione di manifestazioni per l’intervento militare contro l’Austria, le “radiose giornate di maggio”, preludio di quel clima bellico nel quale l’Italia fu trascinata insieme con l’Europa dopo l’attentato di Sarajevo (28 giugno 1914), causa scatenante della prima guerra mondiale. "Italia" Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2008
http://it.encarta.msn.com © 1997-2008 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati.
Ricerca personalizzata