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Una produzione di cereali


Campi di grano
Campi di grano. Encarta

La maggior parte del territorio agricolo italiano è destinato ai cereali; tuttavia la produttività raggiunge buoni livelli solo nel Nord. L’Italia è tra i principali produttori europei di frumento, con 7.817.063 tonnellate nel 2006: la regione che viene al primo posto come quantitativo prodotto è l’Emilia-Romagna, mentre la Puglia è la regione con la maggiore superficie agraria destinata alla sua coltivazione. Per quanto riguarda le rese si va dai 58 quintali circa per ettaro della Lombardia, dell’Emilia-Romagna e del Veneto ai più o meno 20 quintali della Calabria e della Sicilia. Dal Sud proviene tuttavia la maggior parte del pregiato “grano duro”, molto importante per la fabbricazione delle paste alimentari.

Il nostro paese si colloca ai primissimi posti su scala continentale anche per il mais (10.660.680 tonnellate nel 2006), del pari insufficiente alle richieste e destinato in larga misura all’alimentazione del bestiame; proviene pressoché solo dal Nord, e principalmente dal Veneto e dalla Lombardia. Tra i principali cereali, l’Italia è invece al primo posto in Europa per il riso (1.596.367 tonnellate), che anzi in parte esporta, e per il quale la regione con maggior produzione è il Piemonte, seguita dalla Lombardia.

Colture agricole


Notevole importanza ha assunto negli ultimi vent’anni la soia (607.695 tonnellate), una coltura estranea alla tradizione italiana, oggi ampiamente impiegata sia per l’alimentazione umana sia per quella animale, e per la quale occupa il primo posto il Veneto. Lo sviluppo del settore agroalimentare ha inoltre incrementato le aree destinate alla barbabietola da zucchero (11.730.025 tonnellate), che è fornita per ben un terzo dall’Emilia-Romagna, seguita dal Veneto.

Altre colture redditizie, e per le quali è in atto un processo di razionalizzazione mediante produzioni intensive e selezionate, sono gli ortaggi, specie le primizie, la frutta e le colture legnose tradizionali, come la vite e l’olivo. Per queste due ultime colture i valori sono veramente ottimi: l’Italia contende alla Francia il primato mondiale della produzione di vino (fu primo produttore mondiale nel 2006, con 5.193.722 tonnellate) ed è il secondo produttore (dopo la Spagna) di olio d’oliva.

Tra gli ortaggi, che sono coltivati un po’ ovunque, le zone di elezione sono quelle dell’Italia meridionale. La regione che nel suo complesso è la maggiore produttrice è la Puglia, che fornisce oltre il 10% della produzione agricola nazionale e detiene in ambito orticolo numerosi primati (pomodori, insalata, finocchi, peperoni, cavolfiori, sedano), così come per la vite e l’olivo: per quanto riguarda la produzione olearia fornisce addirittura quasi la metà del totale nazionale.

La viticoltura


Vigneti nei dintorni di Alba, Cuneo
Vigneti nei dintorni di Alba, Cuneo. Encarta

Due altre regioni hanno una viticoltura molto sviluppata: la Sicilia e il Veneto. La Campania detiene invece il primato per le patate. Tra le principali coltivazioni di alberi da frutto, dal Trentino-Alto Adige proviene oltre metà della produzione di mele, la Sicilia (seguita dalla Calabria) ha il primato per gli agrumi, l’Emilia-Romagna per le pere e le pesche, la Campania per le albicocche e i fichi, la Puglia per le ciliege.

Con le consuete eccezioni che riguardano alcune aree del Nord, e in particolare la bassa Pianura Padana, anche l’attività zootecnica è condotta con tecniche non sempre redditizie. Tre regioni, Lombardia, Veneto e Piemonte, hanno oltre la metà dei capi di bestiame bovino, che complessivamente sono circa 6.255.000 (2006): per fornire qualche elemento di paragone, sono la metà dei bovini della Germania e un terzo di quelli della Francia. Lombardia ed Emilia-Romagna concentrano l’allevamento suino, con una complessiva presenza nazionale di circa 9.200.000 capi, un valore che è addirittura inferiore a quello della piccola Danimarca; tali regioni vantano però una produzione di insaccati (salami e prosciutti soprattutto) di altissima qualità. Come si è detto, la produzione nazionale di carne, sia bovina sia suina, è insufficiente al consumo interno. Per contro l’allevamento di ovini (7.954.000 capi) e di caprini (945.000), diffuso nel Meridione e nel Lazio, sopperisce alle richieste del mercato.

Esaminando i grandi territori produttivi, nelle aree di montagna si praticano lo sfruttamento forestale e l’allevamento (soprattutto bovino nelle vallate alpine, ovino e caprino nei più magri pascoli appenninici), con utilizzazione d’estate dei pascoli alle alte quote, mentre nei pendii meglio esposti delle vallate è possibile praticare la viticoltura e la frutticoltura specializzata. Nella Pianura Padana predominano, in aree generalmente ben distinte e in aziende medie o medio-grandi, le coltivazioni foraggere, quelle cerealicole e quelle industriali, come la barbabietola da zucchero, cui si associa un allevamento intensivo bovino e suino. In alcune zone costiere, in particolare della Liguria e della Toscana settentrionale, è fiorente la floricoltura.

Nelle zone dell’Italia centrale è ancora molto diffusa l’agricoltura promiscua, che associa nella stessa azienda agricola i seminativi (cereali, ortaggi) alle coltivazioni legnose (vite, olivo), un’eredità tipica della mezzadria. Nel Sud le aree interne sono destinate alla cerealicoltura estensiva, mentre in varie pianure costiere, spesso di recente bonifica e valorizzate dall’irrigazione, si è imposta con successo una razionale ortofrutticoltura intensiva; infine la Sardegna affianca (non senza contrasti, che risalgono a epoca assai antica) aree cerealicole estensive ad altre in cui prevale l’allevamento ovino.

Quanto infine alla pesca, la produzione italiana è abbastanza modesta, con complessive 530.125 tonnellate (2005), un valore che include però, oltre al pesce, ai crostacei e ai molluschi, la crescente produzione delle acque interne, della cosiddetta “acquacoltura”. I mari sui quali si affaccia il nostro paese sono poco pescosi (quello relativamente più ricco è l’Adriatico, con prevalenza di “pesce azzurro”: alici, sarde, sgombri), nonché gravemente inquinati. Un terzo del pescato è fornito dalla Sicilia, seguita a grande distanza dalla Puglia e dalle Marche, ma la flotta peschereccia italiana comprende anche battelli opportunamente attrezzati che esercitano l’attività in mari lontani. "Italia" Origine : e Encarta.

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